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La storia del tè

La storia del tè - Leggenda, origine e diffusione

Che il tè sia maggiormente diffuso presso alcune culture e in alcuni paesi è risaputo, ma qual è la vera storia del tè? Dove e quando ha avuto origine l'usanza di consumare questa bevanda, e come si è diffusa dall'Oriente all'Occidente? In questo approfondimento proviamo a rispondere a queste domande tracciando una breve storia del tè.

Origine del tè in Cina, fra storia e leggenda

Tea Horse Road

La scoperta del tè viene attribuita al mitico imperatore cinese Shen Nong e risale a quasi 5.000 anni fa quando, secondo la leggenda, mentre era seduto sotto un albero a bollire dell'acqua per purificarla, alcune foglie di tè caddero nella pentola e assaggiando l'infusione rimase colpito dal gusto e dal senso di benessere donato da questa bevanda.
Per molti secoli a seguire le foglie di tè vennero utilizzate a scopo medicale o come ingrediente da unire alle zuppe.
Fu solo con la fiorente dinastia Tang (618-907 d.C) che si sviluppò una vera e propria arte del tè che si diffuse a tutti i livelli della popolazione. In questo periodo il consumo della bevanda si espanse anche ai paesi confinanti con la Cina e il tè pressato in mattonelle iniziò ad essere usato come moneta in cambio di cavalli da utilizzare in guerra.
I raccolti delle province cinesi dello Yunnan e Sichuan venivano trasportati fino Lhasa, il capoluogo del Tibet, lungo la leggendaria "Via del Tè e dei Cavalli" (Tea Horse Road). I tibetani, come le altre popolazioni nomadi, apprezzavano il tè perché contribuiva a bilanciare la loro dieta povera di vitamine e ricca di grassi. La bevanda divenne parte della cultura tibetana secondo la preparazione tradizionale che prevede l'aggiunta di sale e burro di yak.

Cerimonia del tè

Come si svolgeva la cerimonia del tè in Cina

In Cina in questo periodo la preparazione del tè era molto diversa da quella a cui siamo abituati oggi: la mattonella di foglie pressate veniva sbriciolata e quindi versata in una pentola d'acqua e fatta bollire con l'aggiunta di sale, radici, frutta e cipolla, ottenendo una sorta di brodo (il cosiddetto tè bollito) che veniva bevuto in ciotole di legno.

Durante la dinastia Song (960-1279 d.C.) il tè divenne una bevanda raffinata e apprezzata nelle corti imperiali. La preparazione prevedeva di macinare a pietra le foglie fino ad ottenere una polvere finissima che veniva posta in una ciotola con acqua calda e sbattuta con un frullino di bambù fino alla comparsa di una schiuma chiara sulla superficie che esaltava la bellezza delle ceramiche dell'epoca: era il cosiddetto tè battuto. I giapponesi, che proprio in questo periodo conobbero la cultura del tè grazie al monaco buddista Eisai, che di ritorno da un pellegrinaggio in Cina portò con sé alcuni semi della pianta, utilizzano ancora oggi questo metodo per la preparazione del tè Matcha.

L'origine del tè infuso e della cerimonia del tè in Giappone

L'invasione della Cina da parte delle popolazioni mongole comportò un rallentamento nell'evoluzione della cultura del tè e bisognerà aspettare la dinastia Ming (1368-1644 d.C.) per assistere ad una rinascita. In questo periodo ebbe inizio l'era del tè infuso, che veniva preparato versando l'acqua quasi bollente sulle foglie essiccate, e venne inventata la maggior parte degli utensili che vengono utilizzati oggi per la preparazione dell'infusione. Fu in questo periodo che in Giappone il maestro Sen No Rikyu codificò la cerimonia del tè stabilendo uno stretto rapporto con i valori buddisti di armonia, rispetto, purezza e serenità.
Un altro periodo importante per la storia del tè in Cina fu durante l'ultima dinastia imperiale, l'epoca Qing (1644-1912 d.C.): le sale da tè acquisirono maggiore popolarità, gli artigiani di teiere raggiunsero livelli di maestria altissimi e molti tè ricevettero i nomi con cui li conosciamo oggi.

Cerimonia del tè in Giappone

L'arrivo del tè in Occidente

La prima importazione di tè in Europa venne registrata nel 1610 ad Amsterdam: gli olandesi furono infatti i primi, insieme ai portoghesi, ad importare tè nel territorio europeo. Furono però gli inglesi ad ottenere presto il monopolio sul commercio del tè con la Cina, grazie alla Compagnia Inglese delle Indie Orientali fondata nel 1600 dalla regina Elisabetta I.
Il tè diventò presto per gli inglesi un bene di importazione costante, ma i cinesi non avevano interesse a scambiarlo con i beni occidentali, preferendo invece il pagamento in denaro. Gli inglesi non gradivano questa prassi e quindi, per incoraggiare i cinesi ad esportare il tè, iniziarono a scambiarlo con l'oppio, che veniva coltivato in India e portato di contrabbando fino al porto di Canton nel sud della Cina.
Il commercio dell'oppio si rivelò disastroso per la Cina, sia perché destabilizzò il suo mercato interno sia perché si tradusse in una piaga sociale. Fin dal 1729 i cinesi imposero misure proibizionistiche per contrastare il commercio dell'oppio, che comunque continuò ad espandersi fino al 1839 quando il governo decise di chiudere i porti coinvolti nel commercio e fece distruggere i carichi di oppio contenuti nelle navi. Come reazione, gli inglesi avviarono una serie di interventi militari noti come la prima e seconda guerra dell'oppio (1840-1842 e 1856-1860) che videro infine i cinesi costretti a riprendere il commercio dell'oppio con gli inglesi.

Mappa India

Storia del tè in India

Nel frattempo, nel 1823, lo scozzese Robert Bruce scopriva gli alberi di tè selvatici (variante Camellia sinensis assamica) nella regione dell'Assam, nel nord dell'India. Robert Bruce morì un anno dopo e il fratello Charles riuscì a creare la prima piantagione di tè in India, anche se non era facile competere con l'esperienza dei cinesi. Per questo motivo gli inglesi inviarono in Cina il botanico Robert Fortune in qualità di spia, che viaggiò nelle zone più famose per la produzione del tè e tornò nel 1848 con molte piante e i segreti della lavorazione del tè, insieme a esperti produttori che si dimostrarono preziosi per la creazione delle nuove piantagioni.
Da questo momento in poi ebbe inizio la coltivazione del tè in India e fin dal 1860 la produzione indiana fu in grado di soddisfare le esigenze del mercato inglese. L'industria del tè in India era destinata a prosperare fino a diventare oggi il secondo produttore al mondo dopo la Cina.
Nella regione pianeggiante dell'Assam vennero create grandi piantagioni e introdotti metodi di produzione industriali che oggi producono circa la metà del tè indiano, mentre nelle regioni montuose del Darjeeling e del Nilgiri vennero individuate le condizioni più simili alle montagne cinesi per produrre piccoli raccolti di altissima qualità, oggi principalmente destinati all'esportazione.

Il tè in Sri Lanka

L'isola dello Sri Lanka, conosciuta con il nome di Ceylon durante il periodo della dominazione inglese, fino al 1860 era interamente coperta da piantagioni di caffè, che rappresentavano la principale fonte di ricchezza.
Durante gli anni '60 del 1800 lo scozzese James Taylor riuscì a procurarsi alcuni semi di alberi da tè e diede origine ad una piccola piantagione sperimentale nella tenuta di Loolecondera nella regione di Kandy, nella parte centrale dell'isola.
Nel 1869 un parassita attaccò le piante di caffè e si diffuse nell'isola distruggendo gran parte delle piantagioni. Dovendo trovare una coltura alternativa che sostituisse il caffè, i coltivatori seguirono l'esempio di Taylor e convertirono i loro terreni in piantagioni di tè: da lì in avanti la produzione sarebbe cresciuta molto rapidamente.
Successivamente, un nuovo impulso al mercato del tè venne da Thomas Lipton, commerciante scozzese che approdò sull'isola di Ceylon e a partire dal 1890 iniziò a investire nell'acquisto di piantagioni e macchinari per la produzione su larga scala.
Oggi lo Sri Lanka è il quarto produttore di tè al mondo, dopo Cina, India e Kenya.

Cerimonia del tè in Giappone
Nepal

Il tè in Nepal

La prima coltivazione di tè in Nepal venne avviata nel 1863 nelle colline dell'Ilam ma, a differenza della vicina regione del Darjeeling, l'industria del tè non decollò a causa di una situazione politica interna instabile e delle conseguenti politiche economiche di quel periodo. Con l'ascesa del movimento democratico negli anni '50 del 1900, venne dato un nuovo impulso alla produzione del tè con investimenti sia pubblici che privati e nel 1966 il governo istituì la Nepal Tea Development Corporation per sostenere lo sviluppo di quest'industria.
Inizialmente le foglie di tè prodotte in Nepal venivano vendute agli stabilimenti di lavorazione in Darjeeling e solo nel 1978 venne realizzato il primo stabilimento per la lavorazione delle foglie nel distretto di Ilam.
Beneficiando dello sviluppo socio-economico del Paese, la produzione di tè si stava lentamente avviando a diventare una vera industria per il Nepal e nel 1993 venne istituito il National Tea and Coffee Development Board, un ente pubblico non-profit che avrebbe garantito ulteriori possibilità di sviluppo. Il Nepal è quindi un recente paese produttore di tè e ad oggi ancora piccolo, ma con un grande potenziale di produzione di foglie di altissima qualità.

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